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mercoledì 14 novembre 2018

Il vino può ancora concorrere al benessere dell'uomo. Questa la conclusione del convegno Naturae&Purae a Merano WineFestival.

Dalla Naturalità del Vino alla Natura del Vino
Naturae&Purae, Wild Cooking, PiWi, Uva Sapiens, Bio &Dinamyca
  
Merano, 14 novembre 2018 – Il vino non è un veleno. Il vino è un alimento che può ancora concorrere al benessere dell'uomo. Questa è una delle conclusioni del convegno Naturae&Purae svoltosi l'8 Novembre a Castel Trautmannsdorf nell'ambito di Merano WineFestival. La sua assunzione nelle canoniche modiche quantità fornisce, da sempre, un elemento nutrizionale importante per l'alimentazione umana, specie nell'ambito della dieta mediterranea basata su prodotti come olio extravergine e cereali possibilmente integrali. Parola del Professor Lucio Lucchin, primario di Dietetica e Nutrizione dell'ospedale di Bolzano e tra le massime autorità in materia.
Quattro eventi e un convegno. Conclusa con grande soddisfazione di organizzatori e partecipanti la seconda edizione di Naturae&Purae, il convegno su vini e cibi di "natura pura" ideato da Helmuth Köcher e dal giornalista enogastronomico Angelo Carrillo. Molto positivo il bilancio dei due giorni - 8 e 9 novembre – che hanno preceduto il Merano WineFestival con incontri e performance su vini naturali e cibi fermentati. Uno sguardo al futuro con la tavola rotonda "Il vino che verrà" e il primo salone dei Piwi, i vitigni resistenti alle malattie fungine, cui hanno partecipato ben 20 aziende. Apprezzatissimo anche Wild Cooking, performance gastronomica, che ha portato in scena la cucina dei cibi fermentati, a partire da Alfio Ghezzi, 2 stelle Michelin di Locanda Margon, che con il produttore di mieli Andrea Paternoster, ha realizzato la Merenda Nomade, in cui carne di Yak e il potere enzimatico del miele hanno creato un'esperienza sensoriale memorabile. Di "natura" del vino oltre che di futuro della viticoltura si è parlato nel convegno a ai Giardini di Castel Trautmannsdorf dal titolo "Vino Veleno o Vino Alimento? Alle radici del bere" con personalità di spicco del mondo vitivinicolo, ma non solo.  Attraverso un'ampia panoramica storica e culturale riguardante le bevande fermentate, si è cercato di capire se il vino può essere ancora considerato, nella dovuta misura, un alimento, o se la sua natura alcolica, l'uso di sostanze conservanti come i solfiti aggiunti, su cui si dibatte aspramente ormai da anni, lo abbiano relegato a puro atto sensoriale e ludico. Una provocazione, certo, ma non fine a se stessa. Attraverso le esperienze di due grandi esperti come Andrea Paternoster, celeberrimo apicoltore della Val di Non, che ha raccontato la più antica bevanda fermentata dall'uomo, l'Idromele, ottenuto dalla fermentazione di miele e acqua, e Mario Pojer, tra i più maggiori vignaioli italiani, produttore di Zero Infinito, vino allo "stato puro", si è cercato di andare alla radice della cultura "del vino" inteso come fermentato alcolico. Uno sguardo sulle fermentazioni ancestrali, da quelle preistoriche, l'Idromele, a quelle contadine dei vini "ardenti" e rifermentati come il Prosecco e il Lambrusco dei secoli passati. L'esperto di cibi fermentati Carlo Nesler ha prodotto invece una prospettiva storica dei cereali fermentati, presenti in tutte le culture umane, decontestualizzando prodotti come il Porridge scozzese, la Mosa, per arrivare alla fermentazione del riso con il Koji da cui si ottiene in Giappone sia il Miso che il Sake. Cibi antichissimi, da cui sono nate anche celebri bevande. Le inquietudini di questi anni focalizzate intorno al tema Vini Naturali e non, hanno quindi trovato un inquadramento storico e scientifico attraverso un percorso tangente e gli studi del Professor Lucio Lucchin, che ha l'identikit del vino all'interno della dieta mediterranea. Partendo dalla demistificazione del celebre studio epidemiologico pubblicato dalla rivista Lancet sulla pericolosità dell'alcol. Il primario di nutrizione e dietologia dell'ospedale di Bolzano noto per le sue ricerche e pubblicazioni sulla dieta (o meglio, le diete) mediterranea ha dimostrato come un modesto consumo di vino, specie quello rosso, favorisca il benessere e una corretta alimentazione. Come avvenuto per millenni nell'area mediterranea. Lorenza Conterno del Centro sperimentale Laimburg che ha invece spiegato natura e caratteristiche della fermentazione di bevande della tradizione contadina come il succo di mela. Quindi Umberto Marchiori (PhD in Scienze degli alimenti – Univ. di Udine, enologo ed agronomo) che ha illustrato le evidenze scientifiche riguardanti la discussa "digeribilità "del vino attraverso l'utilizzo di lieviti indigeni. Salutismo e giovanilismo, ortoressia ed epicureismo edonistico nelle ricerche di mercato di Pierpaolo Penco, Wine Intelligence: che ha presentato il primo report multimercato sui vini chiamati "SOLA" (Sustainable, Organic & Lower-alcohol Wine) confermando come nel mercato globale i principi dell'agricoltura  biologica siano altamente stimati dal consumatore per concludere un "venditore" di vino fuori dal comune, Gaetano (Gae) Saccoccio grande esperto di Sakè e vini Naturali, ma soprattutto filosofo applicato all'enologia che ha sintetizzato egregiamente il tema del convegno riportando la discussione nel campo della filosofia umana, e
 
evidenziano il bisogno sempre più sentito di un approccio umanistico al "consumo" e ai consumi con "Vino naturale: moda calante o sfida crescente? Mercato o meretricio? Lo smercio dei vini nella lettura mitopoietica". Il 9 novembre, nel contesto di Wild Cooking in Piazza della Rena, rinomati chef si sono esibiti in spettacolari cooking show dedicati ai cibi naturali e alle esperienze antiche e nuove di fermentazione, mentre all'interno del Kurhaus e delle Terme Storiche nello spazio dedicato a bio&dynamica è possibile degustare selezionati vini biologici, biodinamici e varietà PIWI (ovvero vini derivanti dai nuovi genomi viticoli ottenuti dall'incrocio di viti resistenti alle malattie fungine). Inoltre sarà possibile conoscere la nuova generazione di giovani e spericolati vignaioli e produttori altoatesini di Wild Generation. La due giorni è terminata con un'avvincente tavola rotonda dal titolo "Il vino che verrà, Riflessioni sull'evoluzione di forma e sostanza del vino di domani organizzato da Uva Sapiens".
Tra i momenti più spettacolari certamente Wild Cooking, con la preparazione di grandi ricette con cibi fermentati a partire da Carlo Nesler (produttore ed esperto) che ha presentato il libro "Il Mondo delle fermentazioni di Sandor Katz, slowfood editore" e un cooking show Shoyu Garum e i suoi fratelli Dalla Roma antica all'oriente estremo. Quindi Michele Vallotti, Chef del Ristorante La Madia a Brione e socio di Cesare Rizzini, titolare di alimento – primo bistro cibi fermentati in con "focacce e gelato in fermento" e dei sui celebri piatti del ristorante la Madia. Quindi Alfio Ghezzi Chef del Ristorante Locanda Margon a Ravina, due stelle Michelin, con la sua "Merenda Nomade" preparata con il celebre apicoltore Andrea Paternoster; quindi Mattia Baroni, del ristorante Castel Flavon di Bolzano, con Eatalive, "Cibo vitale su misura". Infine Claudio Melis, con il suo memorabile "Ramen in Sardegna"

martedì 13 novembre 2018

L’Agenzia ICE e il Gruppo MPMI con 30 aziende dell’agroalimentare italiano al Japan Export Pass 2018, con un ricco programma di incontri commerciali

L'Agenzia ICE e il Gruppo MPMI con 30 aziende dell'agroalimentare italiano al Japan Export Pass 2018, con un ricco programma di incontri commerciali

 

 

Kyoto 12 novembre 2018 - Si apre oggi il Japan Export Pass, progetto di promozione dell'agroalimentare italiano che l'Agenzia ICE, con il supporto delle associazioni e le istituzioni del Gruppo di Lavoro MPMI, ha realizzato con l'obiettivo di incrementare la penetrazione commerciale del Made in Italy nel mercato giapponese.

 

L'iniziativa coinvolge 30 aziende italiane in uno strutturato programma di attività orientate al business e al contatto con gli operatori giapponesi selezionati. Un programma intenso in cui avranno la possibilità di promuovere i propri prodotti: dal vino al caffè, dai prodotti caseari a quelli da forno, fino ai salumi, tra cui molte specialità locali.

Kyoto e Tokyo le città che ospiteranno gli incontri con gli operatori locali nei Walk Around Tasting.




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venerdì 9 novembre 2018

VINITALY: A FIERA HONG KONG PADIGLIONE ITALIA CON OLTRE 100 AZIENDE ITALIANE DEL VINO E DELL’OLIO

VINITALY: A FIERA HONG KONG PADIGLIONE ITALIA CON OLTRE 100 AZIENDE ITALIANE DEL VINO E DELL'OLIO

MANTOVANI (DG VERONAFIERE): HONG KONG 7° BUYER DI VINO AL MONDO MA PER ITALIA SOLO 25^ DESTINAZIONE. 

DANESE (PRES. VERONAFIERE): SERVE MASSA CRITICA SU MADE IN ITALY IN ASIA

 

Hong Kong, 9 novembre 2018 - Il vino e l'olio italiano di scena all'International Wine & Spirits Fair di Hong Kong, la principale rassegna del settore nel Sud Est asiatico in corso fino a domani, 10 novembre. Oltre 100 le imprese del vino tricolore impegnate negli 800mq del Padiglione Italia - visitato oggi anche dall'Ambasciatore d'Italia in Cina, Ettore Sequi - gestito dai due brand di Veronafiere, Vinitaly e Sol&Agrifood, in collaborazione con Ice. Una presenza, frutto del recente rinnovo dell'accordo di collaborazione tra la Spa veronese e l'Hong Kong Trade Development Council, per incentivare un mercato strategico ancora difficile per il Belpaese.

Per il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani: «Hong Kong è il 7° buyer di vino al mondo con quasi 1,4 miliardi di euro importati lo scorso anno. Se per la Francia questo è un mercato di riferimento fondamentale con un valore dell'export a 809 milioni di euro, per noi rappresenta solo la 25^ destinazione, a 39 milioni di euro. In pratica, a parità di valore, l'Italia vende 1 bottiglia ogni 20 commercializzate dai cugini transalpini. Siamo convinti che occorra ripensare a una strategia comune diversa e vincente per l'Asia, a partire da una piazza chiave che è sia hub di riesportazione (per il 40%) sia sempre più una centrale fondamentale di consumo nell'horeca».

Ancora più pesante, secondo l'Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor su base doganale, è il trend nei primi 9 mesi di quest'anno, con un -17,4% a valore per il Belpaese a fronte di una ulteriore crescita della Francia (+6,9%) e di una pausa di riflessione della domanda globale di vino della regione amministrativa speciale cinese (+0,6%). «Da sempre lavoriamo bene sia con le istituzioni che con le aziende italiane – ha aggiunto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese –. Ora però, qui come in tutta l'Asia, è arrivato il momento di fare massa critica tutti insieme per far capire veramente che cos'è l'Italia e il nostro vino. Accanto al business – ha concluso Danese – crediamo si debba lavorare tanto in formazione, e su questa direttrice ci stiamo impegnando da tempo, con la Vinitaly international Academy, che conta solo in Asia 59 wine ambassador, e con alcuni accordi che stiamo perfezionando sul fronte dell'incoming enoturistico e della fidelizzazione alla cultura vinicola presso il circuito universitario cinese».

Nel corso della tre giorni, degustazioni sulle doc di decine di territori italiani: dal Montepulciano all'Etna, dalla Valpolicella e dall'Amarone ai grandi piemontesi, dai vini dell'Alto Adige a quelli dell'Emilia Romagna. In vetrina al Padiglione Italia dell'Hong Kong International Wine & Spirits Fair anche un'altra eccellenza del made in Italy, l'olio extra vergine di oliva, che sarà protagonista del Sol Intl'EVO Oil Show con un programma di degustazioni guidate da Marino Giorgetti, agronomo esperto nel campo dell'analisi sensoriale dell'olio e capo-panel del Concorso Oleario Internazionale Sol d'Oro. I tre tasting giornalieri in calendario rappresentano un vero e proprio percorso di formazione dedicato ai buyer cinesi, che potranno anche incontrare i produttori durante le sessioni dedicate al b2b.

Con quasi 20mila buyer registrati nel 2017 e una superficie di circa 18mila metri quadrati, l'International Wine & Spirits Fair di Hong Kong è uno dei principali appuntamenti per il business del vino in Asia, che quest'anno giunge alla sua 11^ edizione con oltre 1000 aziende espositrici da 33 Paesi diversi.



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Al Rural Market di Parma si parla dei frutti dell'autunno di antiche varietà: sabato 10 novembre 2018

Al Rural Market si parla dei frutti dell'autunno di antiche varietà

Sabato 10 novembre dalle 10.30 appuntamento con l'esperto di biodiversità vegetale Mauro Carboni, che parlerà di mele e pere di antiche varietà e del Marrone di Campora. Presto il calendario con i nuovi incontri

Al Rural Market di Borgo Giacomo Tommasini 7 sono ripresi gli appuntamenti dedicati alla biodiversità agricola del territorio tosco-emiliano e ligure. La proposta è volta a far conoscere da vicino quegli agricoltori e allevatori custodi che ogni giorno si impegnano a salvaguardare prodotti della terra e di razze animali a rischio di estinzione e spesso dimenticati, dal forte legame con il territorio e di grande qualità. Piccole realtà emiliane, toscane e da qualche mese anche liguri, si presenteranno periodicamente attraverso incontri gratuiti organizzati il sabato mattina a partire dalle 10.30. Un calendario che si accompagnerà al ritmo delle stagioni, proprio come i prodotti disponibili in negozio. Il periodo autunnale, tra gli altri, regala profumi che arrivano dai boschi. Sabato 10 novembre sarà presente l'agronomo ed esperto di biodiversità vegetale Mauro Carboni che parlerà di mele e di pere di rare e antiche varietà e del Marrone di Campora di Neviano degli Arduini, una cultivar rinomata per la sua qualità e presente da secoli in questo territorio. E come sempre, non mancheranno gustosi assaggi!

Presto il calendario con i nuovi incontri.

Il Rural Market è aperto dal martedì al sabato dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 17 alle 20. Chiuso la domenica e il lunedì. Tel. 0521.237485. 



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Klimahouse Award, iscrizioni fino il 19 novembre per il premio internazionale dedicato a startup «green»

KLIMAHOUSE 2019

Fiera internazionale per l'efficienza energetica e il risanamento in edilizia

Fiera Bolzano, 23 – 26 gennaio 2019

 

 

Klimahouse Startup Award 2019
Un nuovo premio speciale all'insegna del BIM

Deadline prorogata al 19 novembre

 

 

Si arricchisce il montepremi della competition europea grazie alla collaborazione con BIMobject. 
Call aperta fino al 19 novembre. In gara le migliori tecnologie che coniugano edilizia, uomo e natura.

 

Bolzano, 6/11/2018 – Non solo servizi e incontro con il mercato,ma anche la possibilità di partecipare ad uno degli eventi mondiali più importanti per quanto riguarda il BIM, Building Information Modelling, metodo che sta rivoluzionando il mondo delle costruzioni grazie alla digitalizzazione. Cresce il montepremi di Klimahouse Startup Award 2019: a causa delle richieste provenienti da tutta Europa (in particolare Italia, Germania, Svizzera e Austria) la scadenza del bando è stata prorogata al 19 novembre.

 

L'obiettivo di questa terza edizione è quello di radunare, nel cuore di Klimahouse 2019, una trentina di startup provenienti da tutta Europa per dare vita a un vero e proprio villaggio dell'innovazione. Klimahouse Startup Award, promosso da Fiera Bolzano e NOI Techpark, offre quattro giornate all'insegna dell'innovazione, con incontri tematici e matchmaking tra startup, imprese e partner strategici, per le startup green del futuro, che passano così dalle 10 dello scorso anno alle 32 dell'edizione 2019. Il bando di partecipazione all'Award – il cui premio principale quest'anno vede un montepremi complessivo in servizi di 30mila euro –  è aperto fino al 19 novembre e le startup possono candidarsi a questo link. Il tema di questa edizione, in programma dal 23 al 26 gennaio, sarà «The Human Factor»: focus quindi sulle conseguenze per l'uomo delle tecnologie dedicate allo smartbuilding, allo smart living e alla smart city. Con due novità: l'istituzione del premio del pubblico, che potrà votare durante le giornate di fiera, l'istituzione del nuovo premio speciale BIMobject e la conferma del premio speciale dell'Agenzia CasaClima. 

 

Il Premio Speciale «BIMobject Klimahouse Startup Award»verrà riservato a una delle dieci startup protagoniste della finalissima del 25 gennaio che verrà scelta dal rappresentante di BIMobject presente nella giuria. «Il premio – spiega Massimo Guerini, global sales director della società - consiste nella partecipazione gratuita alla conferenza internazionale BIMobjectLive 2019 (world.bimobject.com) di Malmoe (Svezia), uno dei maggiori eventi internazionali dedicati al tema». Un evento di formazione quindi, ma anche un'ulteriore opportunità di entrare in contatto con i maggiori player del mercato. BIMobject è una multinazionale svedese quotata Nasdaq Stockholm First North, presente con filiali dirette su 12 mercati: offre un servizio qualificato di modellazione 3D e conversione di file Cad dai principali formati per costruire oggetti BIM intelligenti e di alta precisione. Tali oggetti contengono tutte le informazioni di cui progettisti e prescrittori hanno bisogno per poterli inserire direttamente a progetto/capitolato (dettagli tecnici 2D, modello 3D, caratteristiche tecniche e relative varianti parametriche).

 

«La partnership con BIMobject – spiega Thomas Mur, direttore di Fiera Bolzano – arricchisce un'edizione che abbiamo voluto dedicare a The Human Factor: mettiamo al centro l'uomo e in particolare il suo habitat. Anche perché costruire in armonia con la natura fa parte del Dna altoatesino: uomo e ambiente sono protagonisti simbiotici del nostro ecosistema, che ha visto l'apertura, lo scorso ottobre, del NOI (Nature of Innovation) Techpark, il primo parco scientifico che si ispira alla natura. Un luogo dove imprese e centri di ricerca, startup e università, lavorano in maniera sinergica per costruire un futuro migliore e sostenibile per tutti».

L'edizione 2019 del Klimahouse Startup Award viene promossa in collaborazione con International Living Future Institute, organizzazione non governativa nata a Seattle – da quest'anno con una presenza in Europa e un ufficio al NOI Techpark - che dal 2006 promuove Living Building Challenge, il più rigoroso e avanzato standard di certificazione di sostenibilità che si applica all'ambiente costruito. Per sancire la collaborazione la Ceodell'International Living Future Institute, Amanda Sturgeon, autrice del libro «Creating Biophilic Buildings», aprirà con uno speech la finale del Klimahouse Startup Award in programma il 25 gennaio. Il montepremi complessivo della manifestazione, in servizi, è di 30mila euro. Il vincitore avrà uno stand allestito, con servizi aggiuntivi e ospitalità, nell'edizione di Klimahouse 2020, servizi pubblicitari su catalogo e sito web ufficiale della manifestazione oltre a 150 buoni invito, un pacchetto visibilità con comunicato e videointervista, sempre riferito all'edizione 2020. Inoltre potrà partecipare a ComoCasaClima che si terrà a Erba (CO), dal 15 al 17 novembre 2019. Klimahouse Startup Award è organizzato da Fiera di Bolzano, NOI Techpark e Blum.

 

 

Il Klimahouse Startup Award: gli estremi del bando

 

Possono concorrere al Klimahouse Startup Award 2019 tutte le startup operanti nel settore delle costruzioni, dell'energia, di servizi, di It (Information Technology) e IoT (Internet of Things), purché applicabili al campo del risanamento e dell'efficienza energetica nell'edilizia. Per startup si intendono tutte le società con sede nell'Unione Europea nate non antecedentemente all'anno 2014 la cui attività prevalente sia fortemente caratterizzata da elementi innovativi. Le candidature devono pervenire entro le ore 18 del 19 novembre 2018 attraverso il form pubblicato all'indirizzo http://www.fierabolzano.it/klimahouse/startup-award.htm

Il costo di partecipazione è di 999 euro + Iva: la quota sarà interamente rimborsata per le dieci startup selezionate per la finalissima del 25 gennaio. Entro fine novembre novembre 2018una giuria tecnica selezionerà le 32 startup chiamate ad esporre i propri servizi e prodotti a Bolzano dal 23 al 26 gennaio 2019 a Klimahouse nello startup village all'interno dei padiglioni di Fiera Bolzano. Ogni giorno sono previste diverse session pitch al giorno per consentire alle startup partecipanti di presentarsi al pubblico di Klimahouse: la giuria tecnica selezionerà, nel corso delle prime tre giornate di manifestazione le dieci startup che si contenderanno il primo premio nel corso della finalissima in programma al NOI Techpark. Le startup finaliste saranno giudicate sulla base di un elevator pitch e di una successiva sessione di Q&A da parte della giuria. Quest'anno per la prima volta ci sarà anche il voto del pubblico. I visitatori e gli espositori potranno assegnare un simbolico «Premio del pubblico» votando grazie a delle apposite cartoline nelle prime tre giornate di fiera.



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Smart innovation via obbligata per innovazione in agricoltura - Presentata a Eima indagine agricoltura 4.0

SMART INNOVATION VIA OBBLIGATA PER INNOVAZIONE IN AGRICOLTURA

PRESENTATA A EIMA L'INDAGINE DE L'INFORMATORE AGRARIO, NOMISMA E FEDERUNACOMA SULL'AGRICOLTURA 4.0

 

(Bologna, novembre 2018). Il trattore batte l'auto in termini di fruizione dell'innovazione. È quanto succede nelle campagne italiane, dove ormai quasi 1/5 (18%) degli agricoltori utilizza trattrici a guida assistita o semi automatica. E nel 38% dei casi la spesa per il nuovo mezzo 4.0 supera i 20mila euro. A dirlo, alla fiera Eima di Bologna (7-11 novembre), l'indagine Agricoltura 4.0 L'approccio delle imprese agricole italiane, realizzata da L'Informatore Agrario, Nomisma e FederUnacoma su un campione di 1034 intervistati su tutto il territorio italiano e presentata oggi pomeriggio nel corso del convegno "Quando l'agricoltura 4.0 aumenta la redditività".

Il profilo tracciato dalla survey è quello di un agricoltore con piena consapevolezza del valore aggiunto dell'innovazione nei campi: se è vero che quasi 3 su 4 (72%) sono convinti che il mancato ammodernamento degli strumenti e dei processi porti a morte certa dell'azienda, ancor più (76%) sono quelli che affermano di aver operato cambiamenti in campo per favorire le rese a parità di mezzi tecnici impiegati. "Il quadro che emerge dall'indagine – ha detto il direttore del settimanale L'Informatore Agrario, Antonio Boschetti – è di un agricoltore impegnato a rinnovare il proprio parco macchine con mezzi intelligenti soprattutto per evitare la sovrapposizione delle passate (56%) ma anche per mantenere una traiettoria diritta (19%) o eseguire correttamente operazioni multiple". Una propensione 4.0 confermata anche dagli investimenti futuri delle aziende agricole, con la maggior parte degli intervistati che oltre alla riduzione dei costi punta sull'organizzazione più innovativa dell'azienda in termini tecnologici. Dall'indagine è infine possibile tracciare un identikit sull'agricoltore particolarmente attento ad un approccio innovativo: uomo, millennial (fino a 35 anni), titolo di studio medio-alto (diploma/laurea), utilizza quotidianamente internet per la gestione dell'azienda, è disposto a prendere denaro in prestito per coprire gli investimenti 4.0, lavora in un'azienda del Nord di medio-grandi dimensioni (oltre 50ha) e specializzata in seminativi.


Edizioni L'Informatore Agrario, è la casa editrice, con sede a Verona, che da 70 anni offre un servizio di informazione e formazione agli imprenditori agricoli. Tre le testate di riferimento: il settimanale dedicato all'agricoltura professionale L'Informatore Agrario, il mensile per l'agricoltura part-time e hobbistica Vita in Campagna e MAD – Macchine Agricole Domani, dedicato al mondo della meccanica agraria, oltre a un ampio catalogo di libri e altri supporti multimediali su temi specializzati.



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martedì 6 novembre 2018

Il prof. Leonardo Celleno presidente di AIDECO interviene all’evento Making Cosmetics 2018

Dermatologia e Cosmetologia: amici per la pelle
Il prof. Leonardo Celleno presidente di AIDECO interviene all'evento Making Cosmetics
il 21 novembre a Milano

 

Dermatologia e cosmetologia, un legame che negli anni si è sempre più consolidato. Ad affermarlo è il Prof. Leonardo Celleno, Medico Specialista presso la Clinica di Dermatologia, Università Cattolica del Sacro Cuore e presidente dell'Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia (AIDECO). Durante la manifestazione Makings Cosmetics, uno degli eventi italiani più importanti per l'industria cosmetica, che si tiene dal 21 al 22 novembre al MiCo (Milano Congressi), il Professor Celleno è relatore nello speech "Dermatologia e Cosmetologia: amici per la pelle", in cui spiega l'attuale rapporto tra questi due settori.  
 
"La cosmetologia moderna si basa non soltanto sulla validità del risultato estetico che il prodotto produce, ma soprattutto sulla capacità di interagire sui processi fisiologici cutanei. Questo presuppone una continua attenzione ai progressi della ricerca scientifica dermatologica per poter utilizzare, attraverso i prodotti cosmetici, quelle sostanze che scientificamente hanno dimostrato la loro validità d'impiego nel sostenere il benessere della cute – afferma il Presidente di AIDECO e prosegue – Un esempio possono essere le ceramidi, gli acidi grassi insaturi, le sostanze antiossidanti ed altri ancora. Tutte queste sostanze insieme agli innovativi sistemi di veicolazione, dai liposomi ai nanosomi, sono oggi impiegati nella realizzazione di numerosi prodotti e il dermatologo se da un lato con il prodotto medicinale cura le malattie, dall'altro con il prodotto cosmetico favorisce il ripristino ed il mantenimento del buono stato fisiologico della cute".

Si crea una sinergia di azione ormai imprescindibile per la cura della pelle, infatti, oggi, nella prescrizione medica dermatologica, accanto al medicinale indispensabile per la cura delle malattie, è sempre presente anche il prodotto cosmetico. Il farmaco svolge la sua azione terapeutica, ma molto spesso questa si accompagna ad effetti collaterali che solamente il cosmetico può lenire permettendo alla pelle di riprendere il proprio naturale benessere.
 
Cosmetici contro acne, dermatite atopica, gli eczemi e la psoriasi
Il Prof. Celleno ha individuato alcuni esempi in cui i cosmetici sono rivelati degli alleati perfetti contro alcune malattie della pelle.
Nell'acne, il moderno impiego dei retinoidi topici e sistemici causa spesso una dermatite irritativa ed un'eccessiva secchezza cutanea che devono essere contrastate proprio attraverso quei cosmetici che reintegrano i lipidi intercellulari epidermici e che permettono il ripristino della funzione della barriera epidermica.
Lo stesso accade negli eczemi, dove la secchezza, la desquamazione ed il rossore, al di là dei trattamenti cortisonici beneficiano degli emollienti e lenitivi cosmetici che possono anche essere veicolati in quelle creme barriera che isolano la cute dal contatto con quelle sostanze irritanti e talora allergizzanti che hanno provocato la dermatite.
Nella dermatite atopica poi, il trattamento complementare cosmetico assume un valore fondamentale perché la cute dell'atopico, specialmente in età pediatrica, è povera di ceramidi ed acidi grassi, e l'uso quotidiano di validi emollienti cosmetici permette di diminuire la quantità dei farmaci cortisonici che spesso vengono impiegati.
Nella psoriasi, paradigma delle malattie cutanee, se è vero che oggi i nuovi farmaci "biologici" permettono spesso di raggiungere la remissione ed il controllo della patologia in maniera davvero efficace, l'uso dei cheratolitici e dei cheratomodulatori nelle creme ma anche in anche prodotti come gli shampoo, contribuiscono nettamente al miglioramento della qualità di vita dei pazienti.
Questi e molti altri esempi, dimostrano l'insostituibile ed imprescindibile connubio fra la dermatologia e la cosmetica per la salute della nostra pelle.
 
 
Making Cosmetics – MiCo Milano (Piazzale Carlo Magno, 1 – 20149 Milano)
 
Speech Prof. Leonardo Celleno 
Time: 15:00 - 15:30
Date: 21 Novembre 2018
Theatre: Orange 1

domenica 4 novembre 2018

We-Food, in 12.000 all’assalto delle Fabbriche del Gusto


 

WE-FOOD, IN 12.000 ALL'ASSALTO DELLE FABBRICHE DEL GUSTO


Tutto esaurito nelle tre giornate dedicate alla innovativa manifestazione di turismo enogastronomico. Registrate presenze per il 20% in più rispetto alla scorsa edizione. I promotori: "Un format destinato a crescere nelle Venezie e a svilupparsi in altre regioni italiane"

Padova, 4 novembre 2018 - Comunicato stampa

Un week end da tutto esaurito, con laboratori artigiani e aziende prese d'assalto per scoprire i segreti delle produzioni enogastronomiche di eccellenza di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Alla fine della tre giorni sono state 12.000 le presenze (il 20% in più dello scorso anno) registrate all'ingresso delle 20 Fabbriche del Gusto dove si sono svolti showcooking, convegni, laboratori e visite guidate. In tutte le aziende i posti per le visite guidate, per i laboratori e per gli showcooking sono andati esauriti, nonostante siano stati aggiunti centinaia di posti nel corso dei giorni precedenti e turni di visite aggiuntivi.

Tutto esaurito anche alla manifestazione inaugurale tenutasi venerdì presso la sede di CUOA Business School, a Villa Valmarana Morosini, con un convegno che ha visto gli interventi di Enrico Berto, amministratore delegato di Berto's, Riccardo Illy, presidente del Gruppo Illy, e Giorgio Polegato, presidente di Astoria Vini, sulle sfide del Made in Italy e sul ruolo delle imprese nel settore food, e poi di Innocente Nardi, presidente del Consorzio del Prosecco, ed Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, sulle prospettive offerte dalla candidatura delle colline del Prosecco a Patrimonio Unesco.

Stessa situazione di overbooking  venerdì, presso la sede del Bar Bianco di Lattebusche, nel corso dello showcooking di Leandro Luppi, chef stellato del ristorante "Vecchia Malcesine", dove si è tenuto l'incontro "Cibo e natura: gli chef si raccontano", con Matteo Bortoli, responsabile marketing strategico e comunicazione Lattebusche, e Luigi Costa, direttore di "Venezie a Tavola". Poi sabato Berto's ha ospitato l'evento "Raccontare il food italiano", con gli interventi di Roberto Masiero, sociologo e autore di "Artisti della fame. Storie di viventi alle prese col cibo" (Derive/Approdi editore), Marco Bettiol, docente di Economia e gestione delle imprese dell'Università di Padova e autore di "Raccontare il Made in Italy" (Marsilio), e Martha Friel, ricercatore in Economics and Business Management all'Università di Lingue e Comunicazione IULM e autore del saggio "Il brand Made in Italy".

La manifestazione si è chiusa questa sera con l'evento "Le novità che bollono in pentola…e nel tino" in occasione della Fiera della Birra Artigianale a PordenoneFiere. La giornalista Chiara Andreola ha condotto gli interventi di Ivan Borsato, presidente per il Veneto della categoria birrai artigiani in Confartigianato, Marco Colognese, collaboratore della guida enogastronomica "Venezie a Tavola", Severino Garlatti Costa, presidente dei Birrai Artigiani del Friuli Venezia Giulia, e Carlo Nappo, chef del ristorante "Podere dell'Angelo" di Pasiano (Pordenone).

Grande soddisfazione è stata espressa dai promotori che sottolineano come We-Food non solo si sia consolidata rispetto allo scorso anno ma si confermi un format di promozione delle eccellenze enogastronomiche valido non solo per il territorio delle Venezie, ma utilizzabile anche per altri territori italiani. Un ringraziamento particolare è stato infine espresso dagli organizzatori per i partner come il CUOA Business School, Berto's, Lattebusche, Rigoni di Asiago e Astoria Vini, nonché alle 20 aziende partecipanti.





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